domenica 2 dicembre 2012

THE FACELESS - Autotheism


Informazioni
Gruppo: The Faceless
Titolo: Autotheism
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Sumerian Records
Contatti: facebook.com/thefaceless
Autore: Mourning

Tracklist
1. Autotheist Movement I: Create
2. Autotheist Movement II: Emancipate
3. Autotheist Movement III: Deconsecrate
4. Accelerated Evolution
5. The Eidolon Reality
6. Ten Billion Years
7. Hail Science
8. Hymn Of Sanity
9. In Solitude

DURATA: 41:02

Avevo archiviato gli americani The Faceless quattro anni fa dopo aver ascoltato "Planetary Duality" che a tratti mi divertiva e a tratti mi uccideva la palle, uno di quei dischi capaci di farti godere per accelerazioni brutali e sviluppi melodici interessantissimi e triturarti le parti basse infilando dei "piri-piri" evitabilissimi. In fin dei conti mi è rimasto qualcosa in mente, quindi del buono in quel lavoro lo trovai.
Ritornano oggi a farsi sentire e la prima cosa da far notare è che la formazione è cambiata, al il trio reggente consolidatosi nel tempo formato da Michael Keene (chitarra, voce, synth e programming), Lyle Cooper (batteria) e Evan Brewer (basso) si sono uniti Geoffrey Ficco (Voce) e Wes Hauch (chitarra), ed è questo il quintetto che ha dato vita al terzo album "Autotheism".
Cosa mi attendevo? Ero alquanto dubbioso, la mia preoccupazione principale era quella d'incrociare ancora una volta la classica formazione intenta più a "masturbare" lo strumento che dedicarsi a comporre buona musica. Il fatto di avere in corpo una elevata dose di scetticismo mi ha tenuto a distanza da esaltazioni di sorta, quando ho inserito il cd nel lettore, e con mio immenso e gradito stupore mi son ritrovato a dovermi confrontare con tutt'altra storia, ne sono rimasto soddisfatto sin dal primo ascolto e di ascolti ne ho accumulati un bel po' per poter provare a descrivere ciò che il platter rappresenta.
Non vi racconterò favole, non vi parlerò di miracoli o chissà quali invenzioni rivoluzionarie perché, parliamoci chiaro, oggi più che mai è veramente complicato, se non impossibile, apportare in quest'arte qualcosa di veramente innovativo. Quello su cui posso però mettere la mano sul fuoco è che concetti come "avanguardismo", "esplorazione", "perizia tecnica" e "passione" siano stati fusi in una prestazione di poco superiore ai quaranta minuti di durata che talvolta nel suo esagerare raggiunge un misticismo inaspettato e non risente di nessun tipo di problema nello sviluppare sia la brutalità più affine al mondo death, sia ampie e stupende divagazioni in ambito progressivo che non si risparmiano reminiscenze di stampo seventies. Come non amare poi quelle strutture jazzy che sembrano voler arrotondare e favorire il fluire del fiume sonoro? Qualsiasi collocazione stilistica che abbia dei paletti precisi, quindi tutte quelle che i puristi prendono come riferimento, sono inutili, non riuscirebbero infatti a contenere la continua esplosione d'influenze che confluisce in "Autotheism".
I meccanismi strumentali e vocali girano alla perfezione, che i The Faceless aumentino o diminuiscano i giri del motore poco importa, riescono sempre e comunque a indovinare la soluzione che permetterà loro di alzare la testa e farti pensare "prendi e porta a casa". Sono totalmente coscienti delle proprie potenzialità e sfoderano un trittico d'apertura composto dalla trilogia a titolo "Autotheist Movement" (Create, Emancipate, Deconsecrate, che in sé contiene quella che è l'odierna incarnazione del suono: un ibrido che sfrutta il blastato così come l'eleganza di un guitarworking al limite con lo shredding in più di una circostanza; che ci delizia con atmosfere languide e rilassate cui se ne contrappongono altre roboanti e terremotanti; che non esita nelle improvvisate extra-metal, si veda ad esempio il sax di Sergio Flores all'interno del terzo movimento; e inoltre sfrutta un connubio vocale growl/clean non in contrasto ma alleato più che mai nell'esaltare le due facce di una composizione cangiante, alla quale viene donata anche la piacevole presenza di un'ugola femminile nel secondo capitolo, quella di Tara Keene,.
Le acque scorrono limpide, cristalline e prive d'intoppi, loro decidono quando animarle, loro impongono la quiete quando è necessaria. E il resto? L'ho detto e lo ripeto, non c'è un singolo secondo che non valga la pena d'esser ascoltato, "Accelerated Evolution" e "The Eidolon Reality" sono ciò che ci si attende da una formazione "extreme" odierna capace di sfuggire al cliché rivalutando lo stesso, è innegabile che quanto udirete vi rimanderà ad altri nomi noti e non li chiamerò in causa perché sono sin troppo evidenti, allo stesso tempo potrete negare che questi pezzi suonino talmente bene e siano in possesso di un carattere dominante che deriva dalla grande organizzazione donata a un songwriting stellare? Non credo vi siano molti dubbi a riguardo e per dirla tutta i The Faceless non hanno neanche bisogno di andare a manetta per dimostrare di esser bravi facendo i fighi, "Ten Billion Years" con le sue cadenze allentate vi pone la risposta su di un lucido piatto d'argento.
Con "Hail The Science" ci imbattiamo in un intermezzo che francamente reputo inutile, mentre la successiva "Hymn Of Sanity" mena con maggior cattiveria seppur racchiusa in una confezione "mini" data la durata striminzita, appena un minuto e mezzo. Tocca quindi a "In Solitude" riaccendere il faro, lo fa con leggiadria, con una calma apparente nella quale l'acustica e l'ambiente soffuso fanno da cornice alla voce pulita, di lì a poco il brano si animerà fornendo nel ritornello (i ritornelli sono una delle chiavi di volta delle canzoni, sempre indovinati) la sua principale attrazione, batteria che martella a tutto spiano e le due voci (pulita e growl) che si sovrappongono, la chiusura di questo spettacolo è uno spettacolo.
"Autotheism" è stato composto, suonato, interpretato e prodotto in maniera esemplare, i The Faceless hanno letteralmente surclassato ogni mio dubbio e in altrettanto modo hanno reso quelle poche speranze che avevo di poter avere fra le mani un disco che non mi annoiasse non una semplice aspettativa campata sul nulla, bensì una realtà tangibile.
A chi consigliare l'acquisto di "Autotheism"? Non è death metal, non è prog, è arte quindi a tutti coloro che ne amano questo tipo.

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